<?xml-stylesheet type="text/xsl" href="http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/rss/rssstyles.xsl"?>
<rss version='2.0'   xmlns:dc='http://purl.org/dc/elements/1.1/'>
    <channel xml:base='http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/'>
        <title><![CDATA[Matteo Gamba : Weblog]]></title>
        <description><![CDATA[The weblog for Matteo Gamba, hosted on Aty - news.hipatia.net.]]></description>
        <generator>Elgg</generator>
        <link>http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/</link>        
        <item>
            <title><![CDATA[CEO di Telecom Italia sul futuro di Internet in Italia]]></title>
            <link>http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/5861.html</link>
            <guid isPermaLink="true">http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/5861.html</guid>
            <pubDate>Sat, 16 Apr 2011 11:37:52 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[big brother]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[torrent]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[telecom italia]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[peer to peer]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[p2p]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[network management]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[network]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[controllo]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<p>Sul &quot;Fatto quotidiano&quot; di oggi vengono riportate le opinioni di Barnab&egrave;, CEO di Telecom Italia, sul futuro di Internet in Italia.&nbsp; </p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/internet-secondo-telecom/104799/"  target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/internet-secondo-telecom/104799/</a></p><p>In primo luogo, il Presidente addossa le colpe dell'arretratezza delle infrastrutture italiane sui cittadini, invece che sulla dirigenza e sul governo, che non hanno mai avuto un piano serio riguardo al digital divide, e non hanno mai investito sulle infrastrutture permettendo di uscire dal monopolio del rame da parte di Telecom. Secondo Barnab&egrave; dunque i colpevoli sono alcuni cittadini italiani, che utilizzano &quot;<em>eMule e BitTorrent, che servono esclusivamente per scaricare illegalmente film dalla rete</em>&quot; e addirittura &quot;... <em>servizi importanti per il cittadino, quelli della pubblica amministrazione che normalmente utilizzano i cittadini comuni, occupano una quantit&agrave; irrisoria delle risorse di rete. Pensate che, come dicevo prima, il 70 per cento del traffico &egrave; video e all&rsquo;interno del restante 30 per cento i servizi che noi consideriamo essenziali, che devono essere sviluppati e sui quali garantire la qualit&agrave;, occupano una frazione minima delle risorse di rete (2-3 per cento)</em>&quot;.</p><div>Ovviamente &egrave; palese la contraddittoriet&agrave; di queste affermazioni. Se il 70% del traffico &egrave; audio video, &egrave; impossibile che questo venga generato da una piccola parte dei cittadini. Il fatto che una persona che ricopre un ruolo cosi importante dica falsit&agrave; sul peer to peer inoltre &egrave; un grandissimo danno per tutti quei cittadini non consapevoli del vero ruolo di questa tecnologia.&nbsp; </div><div><br />Infine c'&egrave; la ciliegina sulla torta... Qual &egrave; la soluzione che il CEO di Telecom porta secondo voi? La risposta &egrave;... il <strong>network management</strong>! Ossia: il provider decide quanta banda d&agrave; in base a che tipo di traffico l'utente produce. Per dirla con parole di Barnab&egrave;: &quot;<em>Il problema del network management &egrave; dunque veramente importante, perch&eacute; non posso investire e continuare a investire risorse rilevantissime per favorire un&rsquo;attivit&agrave; tra l&rsquo;altro prevalentemente illegale, che danneggia enormemente l&rsquo;industria dei contenuti, che negli ultimi anni ha visto scendere in modo rilevante le proprie capacit&agrave; di reddito</em>&rdquo;.<br /><br />L'articolo del Fatto conclude con la grande idea di Barnab&egrave;: utilizzare l&rsquo;infrastruttura di Telecom per far entrare nelle case degli italiani, attraverso le connect tv, con internet on board, i soli canali prodotti dalla Rai e/o da Mediaset.<br /><br />Questa dunque &egrave; la mentalit&agrave; della dirigenza della pi&ugrave; grande societ&agrave; di telecomunicazioni in Italia, da cui ancora la quasi totalit&agrave; degli italiani dipende per quanto riguarda telefonia e accesso alla rete. Il vero problema delle comunciazioni in Italia, ossia la mancanza di concorrenza e il quasi monopolio dell'infrastruttura da parte di una signola azienda, ovviamente non viene minimamente menzionato. Quale modo migliore per risollevare economicamente l'Italia, specialemente nelle Regioni meno avanzate, se non migliorare l'infrastruttura della rete e combattere il digital divide? Ma ovviamente le motivazioni dietro alle affermazioni di Barnab&egrave; sono ben altre, ossia lavarsi le mani delle proprie responsabilit&agrave; e perch&egrave; no, addossare le colpe sui cosidetti &quot;pirati&quot; i veri colpevoli dell'arretratezza dell'Italia. Gli stessi pirati che lottano per mantenere internet una tecnologia neutrale, in cui ogni persona &egrave; libera di esprimersi e di accedere alla conoscenza. Gli stessi pirati che aiutano i ribelli dell'Egitto e della Libia a combattere contro despoti. Gli stessi pirati che vengon condannati per aver favorito la libert&agrave; vera in informazione, senza filtri e censure. <br /><br />Davvero allora le tecnologie p2p portano solo danno economico e sono esclusivamente fonte di illegalit&agrave;? Alle stesse aziende che con ACTA, COICA e compagnia cercano ogni giorno di mettere un bavaglio alle persone?</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;</div>]]></description>
        </item>
                
        <item>
            <title><![CDATA[BitTorrent Case Judge Beryl Howell Is a Former RIAA Lobbyist]]></title>
            <link>http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/5818.html</link>
            <guid isPermaLink="true">http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/5818.html</guid>
            <pubDate>Wed, 30 Mar 2011 16:57:53 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[bittorrent]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[dmca]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[p2p]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[torrent]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[copyroght laws]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[corruption]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<div><a href="http://torrentfreak.com/bittorrent-case-judge-is-a-former-riaa-lobbyist-and-pirate-chaser-110328/">http://torrentfreak.com/bittorrent-case-judge-is-a-former-riaa-</a></div><div align="center">&nbsp;</div><div>U.S. District Court Judge Beryl Howell laid down a landmark verdict that will make it easy for copyright holders to send cash demands to people they suspect of copyright infringement. Despite opposition from ISPs and consumer rights groups who described the tactics as &ldquo;extortion,&rdquo; Howell decided in favor of the copyright holders.</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;Howell helped with the drafting of several prominent intellectual property protection laws, including the Digital Millennium Copyright Act (DMCA), Digital Theft Deterrence and Copyright Damages Deterrence Act and the No Electronic Theft Act.</div><div>&nbsp;</div><div>Until 2009 she also held the position of Executive Managing Director and General Counsel at <a href="http://www.strozfriedberg.com/">Stroz Friedberg</a>, a consulting firm that specializes in the management of digital crimes. Stroz Friedberg is very familiar with the technology required to hunt down file sharers. In recent years Stroz Friedberg has lobbied extensively in Washington on behalf of the RIAA. This consulting job <a href="http://www.opensecrets.org/lobby/firmsum.php?year=2009&amp;lname=Stroz+Friedberg&amp;id=">earned</a> the company more than half a million dollars. One of the leading lobbyists on record was Beryl Howell, who was <a href="http://www.implu.com/lobbyist/37183">paid</a> $415,000 between 2004 and 2008.</div><div>&nbsp;</div><div>After her investiture ceremony as a judge, Howell opened the door for copyright holders to send out settlements to tens of thousands of alleged file-sharers without first having evidence against them tested in court.</div><div>&nbsp;</div><div>You can read more at TorrentFreak.com <br /></div>]]></description>
        </item>
                
        <item>
            <title><![CDATA[Tribunale di Roma vs motori di ricerca]]></title>
            <link>http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/5808.html</link>
            <guid isPermaLink="true">http://aty.hipatia.net/elgg/argon/weblog/5808.html</guid>
            <pubDate>Wed, 23 Mar 2011 21:14:42 GMT</pubDate>
		<dc:subject><![CDATA[censura]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[yahoo]]></dc:subject>
		<dc:subject><![CDATA[italia]]></dc:subject>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 14px"><strong>Il Tribunale di Roma, a seguito di una diffida della PFA, emette sentenza per penalizzare i motori di ricerca che contengono link a contenuti che violano il copyright</strong></p><p>La nona Sezione del Tribunale di Roma <em>&quot;inibisce a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film 'About Elly' mediante il collegamento a mezzo dell'omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l'opera, diversi dal sito ufficiale del film</em>&quot;.&nbsp; Il giudice ha riconosciuto il fatto che il motore di ricerca non pu&ograve; eseguire una verifica a priori dei contentuti delle pagine indicizzate, ma ha proseguito nella sentenza in quanto Yahoo era stato avvisato da una diffida della PFA, casa che distribuisce il film in Italia. La causa da parte della PFA &egrave; stata accolta e portata avanti dalla Open Gate Italia, che ha annunciato &quot;<em>Dopo questo primo importante successo, che apre la strada a tutti i detentori di diritti, i prossimi obiettivi saranno Google e YouTube&quot;. </em></p><p>Yahoo al momento non commenta la vicenda.</p><p>Questa &egrave; una sentenza molto pericolosa perch&egrave;, come spesso viene tentato dai difensori del copyright, si cerca di far ricadere la responsabilit&agrave; di contenuti esterni sugli amministratori di siti o servizi che ospitano semplicemente i link al contenuto, e non il contenuto stesso. Nel caso di un motore di ricerca, &egrave; addirittura un software che indicizza il contenuto e non una persona fisica, per cui &egrave; impossibile a priori conoscere il contenuto di un link. Con le stesse modalit&agrave; si &egrave; arrivati in Italia a oscurare siti come The Pirate Bay e altri, censurando letteralmente il contenuto di tali portali. Le conseguenze hanno quindi profonde implicazioni sociali, in quanto tecnologie come il p2p, il file sharing in generale e i siti che indicizzano contenuti, sono tecnologie neutrali nate per favorire la diffusione della conoscenza e non per infrangere il diritto d'autore.</p><p>Quello che succede in questo caso &egrave; una questione in realt&agrave; pi&ugrave; sottile, ma con conseguenze molto gravi. Il giudice che ha emesso la sentenza contro il motore di ricerca, ha riconosciuto il fatto che a priori Yahoo non potesse conoscere il contenuto del link, ma ha perseguito nella sua decisione in quanto il team del motore di ricerca era stato avvisato precedentemente con una diffida. Dato che Yahoo non ha provveduto alla cancellazione del link incriminato, l'esistenza della diffida &egrave; diventato l'aggravante che ha causato l'emissione della sentenza.&nbsp;</p><p>Questo vuol dire che, specialmente nel caso di un sito web molto vasto (i.e. Youtube), in cui &egrave; difficile verificare l'effettiva legittimit&agrave; di un contenuto,&nbsp; i gestori del sito, piuttosto che cadere in una causa, cancelleranno ugualmente il contenuto, senza eseguire ulteriori verifiche. Un comportamento del genere quindi pu&ograve; portare alla parziale censura di contenuti legittimi.&nbsp; </p><p>Un altro esempio di una simile situazione sta nelle disposizioni prese recentemente dall'ISP Telecom Italia, che ha deciso di limitare la banda a tutti i clienti con alto traffico attraverso le porte comunemente usate dalle tecnologie peer to peer, come BitTorrent. La conseguenza sarebbe quindi che chiunque condivida materiale che non infrange in alcun modo il diritto d'autore (i.e. immagini di distribuzioni libere, musica propria, contenuti multimediali liberi), si troverebbe a pagare a pieno un servizio (la connessione a internet), avendo in realt&agrave; accesso solo a una versione limitata di esso. </p><p>Questa &egrave; l'ennesima dimostrazione di come la lotta alla cosidetta pirateria in realt&agrave; vada a danneggiare tutti i contenuti liberi, che legalmente possono essere redistribuiti da chiunque, e specialmente le persone che li condividono. Il risultato &egrave; l'ennesimo lucchetto alla legittima e libera conoscenza e alla libert&agrave; di espressione.&nbsp; </p><hr />fonte:<a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/03/23/news/basta_link_a_siti_di_film_pirata_una_sentenza_inibisce_yahoo_-14012819/?ref="  target="_blank"  title="Basta link ai siti di film pirata"> Tribunale di Roma vs Yahoo: Basta link ai siti di film pirata</a><p>&nbsp;</p>]]></description>
        </item>
        
    </channel>
</rss>